Laura Panetti

La gestualità espressiva delle Visioni

L’elaborazione della linea e colore, piano e volume, da parte del lavoro di Federica Scoppa è costitutivamente connesso a un fattore vitale che vi si esprime, perché quello che si esperisce dalla sua arte e nelle Visioni, in particolar modo è sempre forma espressiva di un pathos di vita.
Partendo da ciò che Aristotele affermò: “…l’animo non pensa mai senza immagini…” , il lavoro delle Visioni è riconducibile ad una gestualità espressiva dell’animo umano, esse raccontano della vita che avviene in un determinato tempo e spazio. Ciò che ci attrae osservando le Visioni è la carica emozionale che caratterizza ogni singola immagine, esse sono in grado di evocare in noi delle particolari risposte a determinate sensazioni che l’artista ha provato quando ha creato ogni singola Visione, non a caso sapientemente ha fatto uno studio sui colori, e i movimenti creati dalle forme, la connessione tra forma e colore, fa scaturire in noi una forte empatia, ovvero si è coinvolti in maniera tale da entrare immediatamente in contatto con l’artista e con la sua particolare condizione psicologica del momento della creazione.
I sentimenti sono qualcosa che non possiamo afferrare in quanto invisibili ed è solo attraverso l’atto della rappresentazione, nell’energia della materia trattata dall’artista che possiamo dare una forma ai nostri sentimenti. Ciò che ci attrae delle Visioni è la carica emozionale che caratterizza ogni singola forma che costituisce ogni singola Visione. L’artista ci racconta qualcosa, le forme che creano le Visioni sono forme simboliche hanno un contenuto o significato, queste forme simboliche non “simboleggiano” sempre la stessa cosa, ma ogni volta si caricano di diversi significati: felicità, pensiero che può essere negativo e positivo, il dolore in questo lavoro è molto trattato. “Il tutto è più della somma delle singole parti” , partendo da questa famosa massima che ha dato le basi alla Gestaltpsychologie, una corrente psicologica le cui teorie sono essenzialmente sull’esperienza di vita a soprattutto sui singoli elementi che compongono codesta esperienza; si può arrivare a percepire come ogni singola Visione come il singolo elemento che compone l’esperienza di vita dell’artista.
Il gesto messo nella creazione di queste forme (che a loro volta compongono le Visioni) varia continuamente. Osservando tutta la serie delle Visioni, si può notare subito che alcune di loro sono composte da elementi o forme che si articolano in maniera omogenea e più armonica, il loro moto è continuo senza mai spezzarsi; per questi l’artista ha utilizzato dei colori che in un certo senso risaltano poco alla vista, infatti ha prediletto il grigio o le tonalità scure. Altre Visioni invece sono più vistose, qui le forme cominciano a disgregarsi ed essere meno armoniche, in questa “serie” l’artista comincia ad osare con il colore, utilizzando dei pigmenti più forti e di maggior impatto visivo e quindi emotivo. L’ultima serie che si analizza è quella che segna la rottura, poiché in questa “serie” delle Visioni, sono caratterizzate da elementi che si disgregano, non c’è più un defluire armonico, in quest’ultima “serie” che compongono la rottura, si possono notare delle spine che inevitabilmente si collegano a del dolore o malessere, qui il colore è eccessivo, l’artista ha prediletto le colorazioni fluo, andando a calcare maggiormente la carica emozionale di questa serie.

Passo tratto dal De Anima di Aristotele, (III, 7, 431, a-b).

Motto per antonomasia dei gestaltisti, tratto da Riccardo Zerbetto, La Gestalt Terapia della Consapevolezza, Ed Xenia, 1998.

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